ALTRI AMBITI D'INTERVENTO

Si può sempre parlare di patologia?

La sofferenza psicologica è uno stato di malessere soggettivo che si sperimenta in una ampia varietà di contesti e situazioni. 

Quando dobbiamo affrontare un esame proviamo ansia, quando qualcuno ci fa un torto ci arrabbiamo, quando la nostra squadra del cuore perde ci sentiamo tristi. 

Si può parlare in questi casi di sofferenza psicologica? Certo: stiamo vivendo emozioni negative che generano una condizione di temporaneo malessere soggettivo. 

La sofferenza è una componente fondamentale dell’esistenza dell’essere umano. 

Grazie ad essa ci rendiamo conto che qualcosa nella vita non va, che stiamo fallendo il raggiungimento di uno scopo (ad esempio, un esame particolarmente difficile genera ansia poiché minaccia lo scopo di raggiungere la laurea) e che è necessario apportare un cambiamento di rotta (studiare di più per poter superare l’esame). 

Chi non provasse mai sofferenza mancherebbe di una straordinaria bussola per orientarsi nel labirinto della vita.

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Quando rivolgersi ad uno specialista?

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Talvolta, però, la sofferenza non è più un alleata per raggiungere i nostri obiettivi, ma diventa un ostacolo (l’ansia, ad esempio, potrebbe diventare diventare così forte e duratura da impedire lo studio). 

In questo caso possiamo dire di essere in presenza di un disturbo sintomatico ed è probabilmente il momento di rivolgersi ad uno psicoterapeuta. I disturbi sintomatici più comuni includono le seguenti sfere di interesse:

  • Ansia e fobie
  • Depressione
  • Stress
  • Disturbi alimentari
  • Disturbi del sonno
  • Disfunzioni sessuali

Solitamente, anche se presenti da tempo, si accentuano in determinati momenti della vita di una persona quali:

  • Difficoltà relazionali ed interpersonali.
  • Difficoltà nella comunicazione delle proprie idee ed emozioni.
  • Momenti critici come gravidanza, malattie, pensionamento, lutto.
  • Problemi di coppia.
  • Crisi o separazione di coppia.
  • Difficoltà di comunicazione e relazione con i figli.
  • Fallimento nel raggiungimento di un obiettivo ritenuto importante.

Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI)

Appartiene alla più recente  generazione di Psicoterapie Cognitive, nata e sviluppata per la cura dei pazienti che rispondevano in modo poco efficace ai trattamenti psicoterapeutici standard. Rappresenta un approccio rivoluzionario alla cura ed integra le più recenti tecniche di comprovata evidenza scientifica.

Idee di base della TMI

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Alcuni pazienti hanno difficoltà a descrivere il proprio mondo interiore ed in parallelo a comprendere cosa gli altri pensano e sentono. Spesso quando ci riescono faticano ad utilizzare tali conoscenza per migliorare la loro vita di relazione e formare legami stabili. L’insieme di queste capacità psicologiche è chiamata metacognizione.

Gli stessi pazienti sono guidati nella vita di relazione da un insieme di aspettative – delle quali molto spesso non sono consapevoli e le mettono in atto in modo automatico – su come gli altri risponderanno ai loro desideri, speranze, piani, bisogni e ambizioni. 

Tali aspettative sono chiamate “schemi interpersonali”. A causa di esse le persone spesso soffrono ancor prima di entrare in relazione con gli altri. Altrimenti compiono azioni che da un lato impediranno loro di realizzare tali desideri, dall’altro non indurranno gli altri a rispondere in modo positivo.

Alcuni pazienti, una volta sperimentati degli stati interni fonte di dolore, si trovano sprovvisti di strategie per regolarli. Alcuni fanno fatica a calmarsi e restano preda di emozioni intense e difficile da controllare, quali angoscia, colpa, vergogna o rabbia. Altri, al contrario, entrano in stati di spegnimento affettivo, apatia e depressione  e non riescono ad uscirne grazie ad esperienze di attività e benessere.

Alcuni pazienti faticano a muoversi nel mondo trainati da una forza interna, da mete sentite come proprie, a capire cosa desiderano e a farsene guidare. Di conseguenza restano facilmente bloccati, passivi e si sentono in balia di forze esterne o privi del senso di avere il controllo sulle proprie azioni.

Obiettivi della TMI

1.Migliorare la Metacognizione, ovvero:

  • incrementare la capacità di comprendere i pensieri, le emozioni, le cause psicologiche dei propri comportamenti disfunzionali;
  • promuovere ed affinare la capacità di capire cosa gli altri pensano, provano e cosa li muove ad agire;
  • utilizzare la conoscenza sul proprio mondo interno e sul mondo psicologico degli altri per lenire la sofferenza e promuovere modi di relazionarsi con gli altri che permettano di vivere una vita sociale più realizzata, piena di senso e attiva.
  1. Comprendere quali sono gli schemi interpersonali che guidano le azioni che a loro volta portano a soffrire e a bloccare la vita sentimentale, affettiva e di relazione in generale.
  2. Comprendere quali siano le strategie che la persona adotta per calmare le emozioni negative o superare momenti di passività, chiusura e depressione.
  3. Una volta aumentata la metacognizione e una volta compresi gli schemi interpersonali problematici e le strategie disfunzionali per regolare le emozioni negative, paziente e terapeuta intraprendono una serie di azioni volte a promuovere il cambiamento.
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Alla fine del primo appuntamento individueremo insieme gli elementi chiave per poter migliorare da subito la tua condizione e ridurre i sintomi della dipendenza.

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