Dott. Flaviano Canfora https://www.flavianocanfora.it Psicologo Psicoterapeuta a Modena e Bologna Tue, 16 Jul 2019 08:15:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.1.1 122419495 Terapia Cognitivo Comportamentale https://www.flavianocanfora.it/2019/03/29/la-terapia-cognitivo-comportamentale/ Fri, 29 Mar 2019 23:33:47 +0000 https://www.flavianocanfora.it/?p=911 Ognuno di noi ha modalità tipiche di pensare e agire (chiamate schemi in psicoterapia cognitiva) che possono produrre malessere e questi sono il bersaglio della psicoterapia cognitiva. Spesso non siamo consapevoli dei nostri schemi e delle nostre abitudini dannose, la psicoterapia cognitivo-comportamentale ha lo scopo di individuarli e modificarli. Secondo la psicoterapia cognitiva, la sofferenza […]

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Ognuno di noi ha modalità tipiche di pensare e agire (chiamate schemi in psicoterapia cognitiva) che possono produrre malessere e questi sono il bersaglio della psicoterapia cognitiva. Spesso non siamo consapevoli dei nostri schemi e delle nostre abitudini dannose, la psicoterapia cognitivo-comportamentale ha lo scopo di individuarli e modificarli.

Secondo la psicoterapia cognitiva, la sofferenza sorge quando le persone provano emozioni negative come ansia, depressione, rabbia, colpa o vergogna. Normalmente TCCsimili emozioni appartengono alla vita quotidiana ma in alcuni casi possono essere troppo intense o durare troppo a lungo. Per esempio, se commettere degli errori sul lavoro per quanto piccoli ci fa stare male per diversi giorni, se ci sentiamo delle nullità di fronte a ogni fallimento, se la paura di essere giudicati negativamente dagli altri o di sentirsi responsabili del dolore altrui diventa intollerabile, allora probabilmente siamo di fronte a un problema emotivo.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale descrive come le emozioni dolorose spingano le persone a comportamenti che possono dare un sollievo apparente e immediato ma che si rivelano controproducenti e dannosi (es: abuso di alcool e sostanze,abc restrizione alimentare, ritiro dalla vita sociale, ripetizione compulsiva di atti). In altre occasioni questa sofferenza emotiva e il tentativo di ridurla incide profondamente sui rapporti con gli altri creando relazioni di dipendenza o di continuo contrasto e insoddisfazione che non aiutano a vivere bene.

La psicoterapia cognitiva e comportamentale agisce quindi su emozioni, pensieri (o schemi cognitivi) e comportamenti in modo attivo. Gli obiettivi sono:

  1. migliorare il giudizio su di sé
  2. vivere meglio
  3. raggiungere i propri scopi di vita

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Un trattamento ambulatoriale per la dipendenza da cocaina https://www.flavianocanfora.it/2019/02/23/trattamanto-ambulatoriale-cocaina/ Sat, 23 Feb 2019 13:22:53 +0000 https://www.flavianocanfora.it/?p=771 L’abuso di cocaina oggi è una crescente preoccupazione nella maggior parte dei paesi Europei., alcune indagini rilevano che circa 9 milioni dei cittadini dell’Unione (3% di tutta la popolazione adulta) assumano cocaina almeno una volta nella vita. In Italia, secondo le più recenti stime, si calcola che siano almeno 600 mila i consumatori sia saltuari […]

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L’abuso di cocaina oggi è una crescente preoccupazione nella maggior parte dei paesi Europei., alcune indagini rilevano che circa 9 milioni dei cittadini dell’Unione (3% di tutta la popolazione adulta) assumano cocaina almeno una volta nella vita. In Italia, secondo le più recenti stime, si calcola che siano almeno 600 mila i consumatori sia saltuari che abituali. I dati più allarmanti derivano dall’evidenza che il primo incontro con la sostanza si sta drammaticamente abbassando, ed il consumo si registri anche tra i primi anni dell’adolescenza; inoltre i costi più bassi della sostanza, insieme all’uso di nuove forme come il crack, stiano permettendo che la droga venga consumata da tutti gli strati sociali.

Il consumo di cocaina a volte può essere limitato a sporadiche occasioni (1, 2 volte l’anno), più spesso invece tende ad assumere le sembianze di assunzione smodata (“abbuffate”), ad intervalli frequenti, per periodi di tempo che vanno da diverse ore a diversi giorni, soprattutto nei fine settimana. La sostanza viene di solito assunta per via nasale, per iniezione o fumata (“crack”).

Le “abbuffate” spesso continuano finché il consumatore non è esausto oppure ha finito le dosi di cocaina a disposizione; chi consuma cocaina non mangia, spesso usa alcool e altre droghe, per contrastare l’eccessiva stimolazione associata alle alte dosi di eccitanti (la cocaina produce un’improvvisa sensazione di euforia, una “scarica” o un “flash”). L’alcool è tra le sostanze “secondarie” più frequentemente usate nel cocainismo: l’alcool e la cocaina sono spesso consumati assieme, in modo che gli aspetti euforizzanti siano più intensi e prolungati, rispetto all’uso di entrambe le sostanze assunte da sole, oltre al fatto che si possono compensare alcuni degli effetti sedativi dell’alcool e ridurre la sensazione spiacevole che si ha quando cala l’effetto della cocaina.

In quello che viene definito fenomeno del poliabuso la cocaina costituisce spesso la sostanza principe (è quella che viene associata più frequentemente con le altre droghe); rappresenta anche una delle sostanze maggiormente consumate e più pericolose al mondo, perché induce numerosi problemi medici, psicologici e psichiatrici.

Fra i problemi medici la cocaina può indurre complicazioni respiratorie, arresti cardiaci (infarto), emorragie cerebrali (ictus) e convulsioni (sono particolarmente pericolose se accadono ripetutamente), in particolare fra i problemi psicologici e psichiatrici ansia e depressione.

Quali sono gli interventi terapeutici di efficacia per la dipendenza da cocaina?

Le più moderne evidenze scientifiche dimostrano che le strategie terapeutiche per essere efficaci si devono basare sulla possibilità di integrazione tra farmacoterapia e psicoterapia ed utilizzare specifiche tecniche di aggancio, presa in carico, assessment (valutazione) e terapia.

L’utilizzo della psicoterapia cognitivo-comportamentale (TCC) per la sua sistematicità e per la concreta utilità può essere considerata un approccio valido ed efficace, il protocollo di Carrol in particolare è un trattamento breve (12-14 sedute) basato sulla TCC, che nello specifico mira ad:

  • incoraggiare la motivazione nei confronti dell’astinenza
  • insegnare modalità per affrontare i problemi e le difficoltà
  • modificare le situazioni che agiscono come rinforzo
  • cambiare lo stile di vita tramite l’introduzione di attività stabili e positive
  • potenziare le relazioni e sviluppare supporti sociali
  • incoraggiare la gestione delle emozioni più dolorose

Il trattamento di Carrol ha dato incoraggianti risultati clinici,consente di curare in tempi brevi e con buoni esiti anche a distanza di tempo, questo perché ha lo scopo di insegnare competenze molto generalizzabili, per affrontare le difficoltà, che possono essere messe in atto a lungo dopo il termine ella terapia, a differenza di altri tipi di trattamento psicologico che forniscono ai pazienti una minor quantità di risorse durature.

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Dipendenze Tecnologiche https://www.flavianocanfora.it/2018/12/18/dipendenze-tecnologiche/ Tue, 18 Dec 2018 12:12:16 +0000 https://www.flavianocanfora.it/?p=658 Rappresentano un quadro di patologie afferenti alle dipendenze comportamentali, dove l’oggetto della dipendenza non è rappresentato da una sostanza stupefacente (come nelle tossicodipendenze), ma dalla messa in atto di un comportamento in modo compulsivo e ripetuto nel tempo. Le dipendenze tecnologiche possono essere considerate una evoluzione di quelle comportamentali (shopping compulsivo, gioco d’azzardo, etc.), con […]

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Rappresentano un quadro di patologie afferenti alle dipendenze comportamentali, dove l’oggetto della dipendenza non è rappresentato da una sostanza stupefacente (come nelle tossicodipendenze), ma dalla messa in atto di un comportamento in modo compulsivo e ripetuto nel tempo. Le dipendenze tecnologiche possono essere considerate una evoluzione di quelle comportamentali (shopping compulsivo, gioco d’azzardo, etc.), con l’aggiunta della mediazione di un computer, o di qualsiasi altro device (smartphone, tablet, smartwatch etc.) che possa collegare una persona al mondo virtuale. Nell’ultimo decennio la diffusione sempre più capillare di internet ha reso possibile uno sviluppo esponenziale delle forme di comunicazione virtuale, che unita alle sempre maggiori performance dei device di ultima generazione, ha dato come risultato un crescente numero di ore dedicate al web ed alle sue evoluzioni.

dipendenze tecnologiche1

 

Sembra quindi impossibile poter parlare di dipendenza tecnonogica senza analizzare le modalità con le quali una persona possa avvicinarsi ad internet. Sono individuabili due passaggi principali: una iniziale fase di Osservazione e Ricerca, accompagnata poi eventualmente da uno stadio Relazionale-Comunicativo. La fase di Osservazione e Ricerca è suddivisa a sua volta in uno stadio osservativo ed uno stadio di attivazione. Lo stadio osservativo rappresenta il primo approccio alla rete, durante il quale chi si approccia indaga cosa ha da offrire, ma tende a rimanenrne per lo più distaccato, quasi bloccato, in uno stand-by per paura di cadere in un qualche tranello di questa realtà virtuale che si presenta di così facile accesso e ricca di attrattive. A mano a mano che la persona raggiunge maggiori competenze e dimestichezza del mezzo che ha davanti a sé, acquista più fiducia e passa allo stadio di attivazione, in cui mette in atto le conoscenze conquistate per prove ed errori, divenendo sempre più competente. L’utente costruisce così un rapporto con la tecnologia, assimilando con essa alcune modalità di interazione che diventano il punto di partenza da cui intraprendere nuove esplorazioni e fruizioni, giungendo in poco tempo a scoprire applicazioni e funzioni sconosciute. Lo stato di attivazione è perciò un passaggio verso la perlustrazione di nuovi servizi e applicazioni della rete a partire da stimoli che provengono:

a) dal web stesso, per esempio tramite i link, i motori di ricerca, i banner;

b) dall’ambiente esterno, come suggerimenti di amici, input lavorativi, pubblicità;

c) da motivazioni intrinseche e curiosità personali, che possono portare a ricercare determinati stimoli per interessi e scopi propri.

Questa prima fase, pur portando all’uso della rete e all’esplorazione di essa, rimane una condizione per lo più statica, caratterizzata da un approccio passivo che individua             l’utente come fruitore del web, nel senso che la persona approda a servizi, funzioni eddipendenze tecnologiche2 applicazioni di internet di cui fa uso, senza andare a modificare il mondo virtuale, rimanendo spettatore passivo di una realtà fatta da altri. In questa fase, in base alle funzioni di internet raggiunte, si individuano alcune patologie dell’uso di esse, che presentano sintomi molto simili a quelli delle dipendenze comportamentali, cioè caratterizzati da:

  • craving: inteso come attrazione e invischiamento sempre maggiore rispetto a a ciò che si fa in rete e all’uso di una o più applicazioni
  • astinenza: definita come sofferenza di tipo psicologico o comportamentale data dall’allontanamento o dal mancato utilizzo di internet
  • tolleranza: presentata come necessità di allungare le sessioni di uso, il tempo trascorso e la qualità di operazioni effettuate per ottenere o stesso tipo di appagamento o la riduzione dell’ansia ad esso collegata.

Le manifestazioni cliniche associate alla prima fase sono:

  • sovraccarico cognitivo
  • gioco d’azzardo patologico online
  • trading patologico online
  • shopping compulsivo online
  • pornodipendenza online

La seconda fase, Relazionale-Comunicativa, riguarda il passaggio ulteriore che l’utente di internet compie quando tramite il mezzo si scopre in collegamento con altri al di la della macchina. L’utente si imbatte in applicazioni e siti in cui incontra altri utenti, attraverso chat, piattaforme social, forum, blog, ed inizia a far parte della comunità virtuale. In questa fase l’utente interagisce pienamente con il web, che diviene un contenitore utile all’incontro con l’altro e, di conseguenza, alla conferma del proprio se nel rispecchiamento offerto dagli altri. Quando l’utente giunge in questa fase, diviene attivo nell’interazione con l’altro attraverso la tecnologia, che può essere considerata “mezzo”, ma rimane comunque il collegamento base fondamentale, poiché senza di essa non esisterebbe la relazione stessa tra gli utenti. Le interazioni si svolgono tramite social, via chat, si perdono le limitazioni spazio-temporali dell’incontro faccia a faccia che divengono fluide, non hanno bisogno dell’impatto fisico e dell’incontro in un contesto concreto, ma condividono pensieri e stati d’animo narrati, resi da immagini, emoticon e video. Tramite queste condivisioni sul web si mantengono i contatti, si stabiliscono interazioni con gli “amici”, si postano “pensieri”, emozioni, foto, si condividono notizie, articoli, musica, si manifesta accettazione ed approvazione, tramite risposte, emoticon e “like”, si stringono così legami che divengono più importanti di quelli presenti nella vita reale.

dipendenze tecnologiche3È in questa fase che l’utente diventa creatore del web, perché nel comunicare con gli altri o presentare se stesso online porta modificazioni alla rete stessa. I social, tramite cui tutto ciò è possibile , non sono altro che contenitori vuoti fino a quando gli utenti non vi accedono con un profilo personale, e stabilendo contatti con amici reali o virtuali ad alti utenti che raggiungono grazie ad ulteriori collegamenti, iniziano a scrivere e a caricare foto e documenti che divengono parte del mondo virtuale. Questi utenti si trovano a creare e costruire contenuti sempre più personali, che vengono condivisi con facilità nei social e altrettanto facilmente possono riscontrare accettazione o rifiuto dagli altri utenti del web. In particolare si osserva la necessità per molti utenti creatori di esprimere sé stessi online, poiché tale manifestazione di se diviene parte fondamentale della propria immagine interiore, della propria identità e di conseguenza anche la reazione che ne corrisponde. In questo modo il web viene caricato di forti aspettative, e la rete diviene il mezzo tramite il quale l’utente cerca approvazione, riconoscimento e appartenenza.

Nella fase Relazionale-Comunicativa i rischi possono essere:

  • dipendenza da relazioni virtuali

  • dipendenza da sesso virtuale o cyber sex addiction

  • dipendenza da MUD* o giochi di ruolo online

  • hikikomori

  • cyberbullismo

  • Blue Whale

  • Nomofobia.

Alcune persone che riportano già una psicopatologia preesistente all’uso di internet, presentando una maggiore vulnerabilità alla rete. Possono imbattersi in applicazioni in cui facilmente possono essere riversate le proprie sofferenze, esternando comportamenti nell’uso di internet che solo dopo lungo tempo possono essere riconosciuti dai non esperti come problematici e patologici. In generale sembrano più a rischio di sviluppare manifestazioni cliniche legate all’uso della rete persone che presentano:

  • psicopatologie preesistenti, come per esempio depressione disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e disturbi ansiosi

  • condotte a rischiom come “eccessivo consumo”, inteso come abuso di fruizione del web o di specifiche applicazioni, associato ad una riduzione dell’esperienza di vita e di relazione offline.

  • eventi di vita sfavorevoli, come problemi lavorativi, familiari, sociali che possono comportare un cambiamento di vita difficile da gestire, come la perdita del lavoro, un lutto importante, un trasferimento, una malattia per cui l’uso di internet diviene una “valvola di sfogo” rispetto ad una condizione problematica.

 

*MUD, giochi di ruolo online multigiocatore, collegati alla stessa piattaforma di gioco che rappresenta un vero e proprio mondo virtuale. Partecipano allo stesso gioco tramite personaggi ed avatar che all’interno del contesto possono dialogare, creare alleanze o essere uno contro l’altro. Quindi, mediante lotte, battaglie o il raggiungimento di specifici obiettivi stabiliti dal gioco, gli utenti ottengono punteggio e possono andare ad arricchire e modificare il proprio avatar o il proprio ambiente di gioco raggiungendo così livelli ulteriori. Oltre al perseguire lo scopo del gioco, il MUDoffre una tipologia di piattaforma di incontro in cui il proprio avatar svolge la parte rappresentativa e non verbale di sé, mentre le comunicazioni con gli altri avvengono via chat in forma scritta o orale, e il contesto di gioco, così come il personaggio, acquisiscono un significato specifico per l’utente che sceglie di entrare proprio in quello scenario.

 

Biblografia

Lavenia G. et al. “Le Dipendenze Tecnologniche. Valutazione, diagnosi e cura.” Edizioni Giunti (2018)

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Neurobiologia delle dipendenze https://www.flavianocanfora.it/2018/11/24/neurobiologia-delle-dipendenze/ Sat, 24 Nov 2018 10:03:17 +0000 https://www.flavianocanfora.it/?p=625 La determinazione da parte di una persona ad assumere sostanze stupefacenti che possano indurre un cambiamento nel comportamento e nel tono dell’umore (psicotrope) e la probabilità di sviluppare una dipendenza patologica, hanno alla base un’alterata funzionalità cerebrale dovuta ad aspetti genentici e legati all’ambiente. Neuroni e dipendenza L’unità fondamentale del cervello e quindi del suo […]

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La determinazione da parte di una persona ad assumere sostanze stupefacenti che possano indurre un cambiamento nel comportamento e nel tono dell’umore (psicotrope) e la probabilità di sviluppare una dipendenza patologica, hanno alla base un’alterata funzionalità cerebrale dovuta ad aspetti genentici e legati all’ambiente.

Neuroni e dipendenza

L’unità fondamentale del cervello e quindi del suo funzionamento è rappresentata dalle cellule nervose (neuroni). I neuroni comunicano tra loro attraverso messaggeri chimici definiti neurotrasmettitori, i quali attivano specifici componenti cellulari macro, detti recettori. Circa 100 differenti neurotrasmettitori sono disponibili per la comunicazione tra centinaia di migliaia di neuroni presenti nel cervello. Gli effetti comportamentali delle sostanze stupefacenti sono la conseguenza delle loro interazioni con i recettori delle cellule nervose che costituiscono i circuiti cerebrali della gratificazione e che incentivano l’autosomministrazione di sostanze stupefacenti.

Il ruolo della Dopamina

Cervello dipendente.png

La dopamina è un neurotrasmettitore che agisce in diverse aree del cervello, tra le quali il nucleo accumbens, l’amigdala e l’ippocampo. Queste tre aree contribuiscono in maniera sostanziale al controllo dell’emozionalità, dell’affettività e dei processi cognitivi. La dopamina influisce sulle persone nell’eseguire e/o ripetere risposte comportamentali finalizzate che associate a meccanismi di ricompensa possono diventare risposte comportamentali motivate. Questo meccanismo è alla base di alcuni esperimenti compiuti su animali, durante i quali veniva accesa una luce una ogni volta che veniva loro fornito cibo, acqua o sostanze stupefacenti. Dopo un pò di somministrazioni la luce diventava uno stimolo motivazionale che induceva a cercare cibo, l’acqua o la sostanza. Allo stesso modo, nell’uomo, stimoli quali la bottiglia di una specifica marca di birra o la descrizione del gusto di una determinata bevanda alcolica possono diventare stimoli motivazionali sempre più intensi. La dopamina viene definita come il neurotrasmettitore del “piacere” . Il rilascio di dopamina  a livello dei neuroni è normalmente prodotto da un’ampia varietà di stimoli fisiologici gratificanti, quali quelli indotti da una buona prestazione intellettuale o atletica, dall’ascolto di musica gradevole, dalla visione di un panorama interessante, da una esperienza orgasmica, dal gioco d’azzardo o da internet. Il maggior rilascio di dopamina in queste circostanze rientra entro normali picchi fisiologici e di solito contemporaneamente si liberano anche altri specifici neurotrasmettitori, tra cui le endorfine o “oppioidi endogeni”, l’anandamide o “marijuana cerebrale”, l’acetilcolina o “nicotina cerebrale”. L’interazione di questi trasmettitori produce effetti gratificanti. Il rilascio di dopamina, oltre che da stimoli ambientali è direttamente attivato da un elevato numero di sostanze psicotrope. L’assunzione di tali sostanze, sia di sintesi che presenti in natura, incrementando il rilascio di dopamina, induce gratificazione molto intensa e veloce ed è responsabile del rapio instaurarsi del fenomeno della dipendenza.

Sviluppo della dipendenza

La prima introduzione in assoluto della sostanza psicotropa produce nell’organismo un effetto disinibente che diventa sempre più gratificante man mano che la dose aumenta. Se sono presenti disturbi del comportamento, l’assunzione della sostanza  può attenuare i sintomi psicofisici, predisponendo chi l’assume a ripetere l’esperienza. Un particolare fenomeno che compare entro breve tempo dall’assunzione di determinae sostanze psicotrope d’abuso è la tolleranza. Con tale termine si definisce una progressiva sinapsi dipendenze.jpgriduzione di diversi effetti, tra cui queli gratificanti, in seguito a ripetuta esposizione alla stessa dose della sostanza. Caratteristica della tolleranza è la possibilità di ripristinare l’intensità dell’effetto iniziale aumentando la dose o sospendendo l’introduzione della sostanza per un breve periodo di tempo. La velocità di comparsa della tolleranza e la sua intensità sono strettamente dipendenti dalle caratteristiche della sostanza psicotropa utilizzata, dalle modalità di assunzione, dalle dosi impiegate, nonchè dalle particolari risposte delle diverse aree cerebrali sulle auali agisce la sostanza.  I principali meccanismi con cui insorge la tolleranza sono sostanzialmente  di due tipi:

  • funzionale: rappresentata dalla riduzione del numero e della sensibilità dei recettori neuronali sui quali la molcola agisce. La tolleranza funzionale non ha un’identica velocità di comparsa per tutti gli effetti delle sostanze psicotrope; ciascun recettore coinvolto, infatti, può andare incontro  a riduzione di numero e di sensibilità con sue proprie modalità ,  l’entità del fenomeno può variare per uno stesso recettore nell’ambito delle diverse aree cerebrali.
  • comportamentale: costituita da un progressivo adattamento degli individui agli effetti negativi psicofisici della sostanza. La tolleranza comportamentale non dipenderebbe soltanto dall’entità dell’esposizione alla sostanza d’abuso. Alcuni studi sull’alcol ad esempio attribuiscono un ruolo importante all’ambiente, così ad esempio, quando una persona che assume alcol ottiene riscontri favorevoli mostrando comportamenti non deteriorati ed è in grado di continuare a svolgere le sue attività quotidiane, tende a sviluppare una tolleranza comportamentale all’alcol.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definsce la dipendenza “uno stato di disagio prodotto dall’acuta sottrazione di una sostanza chimica ad un individuo cronicamente esposto ad essa, condizione che può essere alleviata riprendendo l’introduzione della sostanza stessa d’abuso psicotropa o di un’altra provvista si azioni farmacologicamente simili.” Il disagio è caratterizzato da una non ben definita insiddisfazione e da un irrefrenabile desiderio di assumere la sostanza. La dipendenza è caratterizzata dalla presenza di specifici sintomi fisici e psichici di intensità variabile in rapporto alle caratteristiche della sostanza psicotropa, alla dose, e alla durata del periodo di assunzione. Alcune sostanze producono sindorme d’astinenza fisica, che si manifesta quando la sostanza d’abuso viene bruscamente interrotta. Di solito si evidenzia in modo particolarmente grave con la sostanze depressive del Sistema nervoso centrale, come l’eroina, l’alcol e le benzodiazepine e si manifesta con un’intensa stimolazione psicomotoria e neurovegetativa. Un’importante menifestazione delle dipendenze, che compare soprattutto con gli stimoanti del Sistema nervoso centrale, quali la cocaina e le anfetamine, è il craving.

Craving

Il craving può essere definito come un’attrazione di intensità variabile, nei confronti di determinate sostanze psicotrope d’abuso. Quando è al di sotto di una certa intensità, può rappresentare una condizione fisiologica comuna alla maggior parte degli esseri umani. Se supera invece una certa soglia, acquista caratteristiche patologiche, e ad elevati livelli di intensità, compaiono intense e gravi alterazioni psicofisiche che portano le persone a pensare unicamente alle sostanze da cui sono attratte e ai mezzi con cui procurarsele. Il  craving rappresenta la principale causa di ricaduta per i pazienti tossicodipendenti. Vi possono essere due tipi di craving:

  • indotto da sostanze stupefacenti, stimolanti o farmaci psicotropi stimolanti in grado di attivare i neuroni dopaminergici.
  • stimolato da fattori ambientali quali, per esempio, strumenti o oggetti impiegati per assumere la sostanza d’abuso, polveri bianche, denaro, persone e luoghi associati all’assunzione della sostanza psicotropa.

Ambedue i tipi di craving “risvegliano” i circuiti neurale nei quali sono immagazzinate le memorie degli schemi comportamentali prodotti dalle sostanze d’abuso psicotrope.

Rinforzo e Neuroadattamento

Sono due importanti fattori che contribuiscono a determinare la dipendenza. Secondo la teoria del rinforzo, uno stimolo incondizionato, quale la sostanza stessa, oppure uno stimolo condizionato, come i luoghi dove le sostanze psicotrope sono state consumate o gli strumenti usati per la loro assunzione, determinando una condizione d’euforia, favoriscono l’ulteriore consumo della sostanza d’abuso, e quindi lo sviluppo della dipendenza. Questo tipo di rinforzo è definito rinforzo positivo condizionato. Viceversa, l’esposizione a stimoli ambientali presenti durante l’astnenza può scatenare sintomi tipici della sindrome di astinenza, e in tal caso si ha il cosiddetto rinforzo condizionato negativo. Il rinforzo è modulato dalle modificazioni neuroadattive che si verificano in seguito all’esposizione alla sostanza psicotropa.

Con il termine “neuroadattamento” si definiscono i processi neurologici mediante i quali gli effetti iniziali di una sostanza psicotropa sono sia potenziati che attenuati da ripetute assunzioni alla medesima sostanza. Operando in sincronia, il rinforzo ed il neuroadattamento regolano l’intensità della risposta acuta alla sostanza psicotropa e lo stabilirsi o meno del craving.  Gli effetti rinforzanti positivi delle sostanze psicotrope d’abuso sono essenziali per lo stabilirsi della dipendenza; tuttavia, affinche la dipendenza si mantenga nel tempo è necessario che gli effetti rinforzanti positivi si accompagnino a quelli negativi.

 

Bibliografia

  • Caretti V., La Barbera D. “Le dipendenze patologiche. Clinica e psicopatologia”. Raffaello Cortina Editore (2017).

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Origine delle dipendenze https://www.flavianocanfora.it/2018/11/11/lorigine-delle-dipendenze/ Sun, 11 Nov 2018 23:17:35 +0000 https://www.flavianocanfora.it/?p=632 Quando siamo rapiti dall’ultimo videogioco sul nostro smartphone, o dal nostro gelato preferito, stiamo utilizzando uno dei processi evolutivi più noti alla scienza, condiviso tra innumerevoli specie e risalenti ai sistemi nervosi più noti all’uomo. Questo procedimento di apprendimento basato sulla ricompensa fondamentalmente funziona nel seguente modo: vediamo ad es. del cibo che sembra buono. […]

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Quando siamo rapiti dall’ultimo videogioco sul nostro smartphone, o dal nostro gelato preferito, stiamo utilizzando uno dei processi evolutivi più noti alla scienza, condiviso tra innumerevoli specie e risalenti ai sistemi nervosi più noti all’uomo. Questo procedimento di apprendimento basato sulla ricompensa fondamentalmente funziona nel seguente modo: vediamo ad es. del cibo che sembra buono. Il nostro cervello dice: calorie, sopravvivenzaLo assaggiamo, ci piace, e specialmente quando si tratta di zuccheri, il nostro corpo invia dei segnali al nostro cervello: ricorda quello che abbiamo mangiato e dove lo abbiamo trovato. Creiamo quindi una memoria legata all’esperienza ed al luogo (una memoria contesto-dipendente) ed impariamo a ripetere lo stesso comportamento la volta successiva.

VEDERE IL CIBO – MANGIARE IL CIBO – SENTIRSI BENE – RIPETIZIONE

GENERALIZZANDO

STIMOLO – COMPORTAMENTO – RICOMPENSA

Dopo un pò il nostro cervello inizia ad estendere il comportamento di ricompensa legato al cibo ad altre situazioni di malessere ed in particolare associa l’assunzione di cibo come risposta alle emozioni negative. Durante l’adolescenza abbiamo visto ragazzi ribelli che fumavano fuori dalla scuola e che sembravano “in”, abbiamo probabilmente pensato di voler essere come loro e cosi abbiamo iniziato a fumare a nostra volta per sentirci “in”.  Abbiamo quindi attivato il meccanismo stimolo, comportamento, ricompensa ed ogni volta che mettevamo in atto tale comportamento rafforzavamo questo processo, fino a farlo diventare un abitudine, un loop di abitudini. Siamo passati quindi, con gli stessi meccanismi cerebrali dall’apprendimento per sopravvivere a comprotamenti abitudinari tendenzialmente dannosi.

Come si creano e si evolvono tali abitudini?

A metà del ventesimo secolo uno studioso del comportamento, B.F. Skinner aveva dimostrato che alcuni animali potevano essere addestrati a comportarsi in un determinato modo non solo per ottenere una ricompense, ma anche per evitare una punizione. Questi comportamenti di avvicinamento ed allontanamento sono diventati presto noti come rinforzo positivo e negativo e ad ahanno preso parte al più grande concetto di condizionamento operante, il nome scientificamente usato per l’apprendimento basato sulle ricompense. Skinner era convinto che gran parte del comportamento umano potesse essere spiegato oltre che dai semplici meccanismi di sopravvivenza, da questo tipo di processo. Inoltre più un determinato comportamento era ripetuto, più si imparava a vedere il mondo con quelle lenti, in maniera distorta, basato su ricompense e punizioni per le azioni precedenti. Ad esempio se mangiamo del cioccolato e ci piace, in futuro, quando dovremo scegliere tra esso ed un altro dolce che non ci piace tanto, probabilmente sceglieremo il cioccolato. Nel tempo più ci si abitua ad indossare un determinato set di occhiali, sottoscrivendo sempre di più una certa visione del mondo, più dimentichiamo di indossarli. Sono diventati una estensione di noi, o addirittura una verità. Il condizionamento operante agisce sia nell’apprendimento di comportamenti quali imparare a vestirci, che nel controllare le notifiche di facebook, fumare sigarette, etc. Questa è sia una buona , che cattiva notizia. La cattiva notizia è che ognuno di noi può cadere nell’abitudine di controllare il proprio account di posta elettronica o di Facebook durante il giorno, rallentando la propria produttività e diminuendo il benessere personale. La buona notizia è che se comprendiamo il cuore di questi processi , possiamo imparare ad abbandonare le cattive abitudini e favorirne altre  nell’obiettivo di migliorare la qualità della vita, personale e di chi ci circonda. La comprensione dei meccanismi psicologici  e neurobiologici sottostanti può aiutare a rendere questo processo di riapprendimento un compito più semplice di quello che crediamo, sebbene non necessariamente più facile.

 

Bibliografia

  • Judson Brewer “Vincere le dipendenze” (Edizioni FS, 2018) edizione italiana a cura di Vittoria Reali.

 

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